← Torna al sitoMascherata di Ripalimosani
01 · Le origini e l’identità

La Mascherata di Ripalimosani

Una tradizione che attraversa i secoli, custodita dalla memoria e dalla passione della comunità ripese.

Una tradizione dalle radici antiche

Se è vero, com’è vero, che in uno dei Capitoli Municipali tra l’Università e l’utile Signore di detta terra si parla di “regolamentare la materia che tratta di serenate, di schiamazzi notturni e di maschere” possiamo asserire che la tradizione della Mascherata ha lunga vita considerando che questo documento si riferisce al 1588.

Dopo questa data, però, nessuno ci attesta, verosimilmente, la continuità della tradizione. Dobbiamo fare un lungo salto nel tempo, approdare al Novecento e affidarci al ricordo e alla memoria storica degli anziani. I primi segni di ripresa ci giungono negli anni venti quando fu rappresentato il ‘Carceratiello’ che poi ritroveremo più volte nelle altre edizioni. Dopo un lungo silenzio caratterizzato dal periodo fascista, questa tradizione riprese subito dopo la seconda guerra mondiale ed è giunta fino a noi, anche se a fasi alterne. Una volta era in voga il termine “mierz” per indicare il periodo in cui ci si travestiva poiché, di solito, il Carnevale cadeva nel mese di marzo. Questo termine, da molto tempo in disuso, è stato sostituito dalla ‘Mèsckuèrate’, la cui caratteristica fondamentale è costituita da uno spettacolo itinerante che si porta per le vie del paese e che fa tappa in alcuni luoghi prestabiliti; una volta si facevano otto ‘posate’, oggi se ne fanno cinque con chiusura serale al Teatro Comunale. La manifestazione ha subito varie trasformazioni nel corso degli anni. Fino agli anni Quaranta si rappresentavano alcune maschere i cui protagonisti avevano un forte impatto emotivo sulla gente: il Brigante, il Carceratiello. La forza, la potenza del Brigante che si muoveva a suo agio nel bosco rappresentato da personaggi travestiti da alberi o le canzoni struggenti del Carceratiello che cantava la sua triste condizione di detenuto lontano dalla famiglia coinvolgevano, in modo determinante, lo spettatore che, il più delle volte, vi si identificava.

Negli anni Cinquanta e Sessanta, la manifestazione prese un indirizzo prettamente carnascialesco in cui dominavano i buffoni del momento, dove il travestimento degli uomini in donne procaci e volgari provocava nella gente tanto divertimento e dove vi era l’immancabile Carnevale incatenato. Gli organizzatori si servivano di libretti napoletani da cui estrapolavano sketches comici e duetti a doppio senso e si servivano delle canzoni del Festival di Sanremo, di canzoni popolari conosciute o delle musiche di autori ripesi.

Negli anni Settanta furono apportate delle modifiche tuttora esistenti che fanno della Mascherata un vero e proprio spettacolo popolare. Il testo, sempre nuovo e spesso inventato, ha una trama che si dipana, in modo simpatico e scherzoso, tra le scene e le canzoni nuove o parodiate. Un nutrito coro di ragazze ha il compito di aiutare i cantanti, soprattutto nei ritornelli che si ripetono, e fa da cornice colorata al gruppo mascherato. Attori e cantanti, di volta in volta, si alternano nelle varie edizioni con la speranza di diventare personaggi da ricordare. Il tema ricorrente è l’amore, spesso conteso tra due o più rivali. Negli ultimi anni, inoltre, nuove penne prestate al prosieguo di questa bella tradizione hanno saputo arricchirla grazie all’apporto di elementi innovativi, come la satira o l’attualità, alla creazione di musiche scritte ad hoc per lo spettacolo e all’aggiunta dei fiati da affiancare agli strumenti tipici del folclore: chitarre, mandolini e fisarmoniche.

La costumistica, prima approssimativa e superficiale, da vari anni ha raggiunto adeguati livelli artistici mediante l’apporto di mani esperte, e dal 2015 è ancor più valorizzata grazie alla realizzazione di un magazzino di raccolta dei vestiti delle varie Mascherate, a disposizione di chi volesse usufruirne. Dalla mattina alla sera i mascherati, rifocillati dalle vettovaglie di ogni genere e dai pregiati vini locali ripesi, mettono tutto l’impegno necessario perché tutto riesca nel migliore dei modi.

Questa tradizione è viva a Ripalimosani, e i ripesi la aspettano, ogni anno, con grande gioia.

Mario Tanno
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